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Dal 14 luglio 2018

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Malattie legate all'ambiente

Sono soprattutto legate a punture di insetti e in particolare di artropodi, vettori di malattie trasmissibili come la malaria (zanzara anopheles), la febbre gialla, la dengue e la dengue emorragica (zanzara aedes, haemagogus, sabethes), la tripanosomiasi africana o malattia del sonno (mosca tse-tse), la tripanosomiasi americana o malattia di Chagas (cimice alata), le encefaliti virali (zanzara anopheles e culex, zecche), la febbre ricorrente (pidocchi e zecche), la peste e la tungosi (pulci), il tifo (pulci, acari, zecche, pidocchi), la borreliosi di Lyme (zecche), la leishmaniosi (flebotomi), le filariosi (zanzara aedes, anopheles, culex, mansonia), le oncocercosi (simulidi). Allo stato attuale delle conoscenze invece non è stata messa in evidenza alcuna trasmissione, da parte di insetti o altri vettori, del virus HIV che provoca nell’uomo la sindrome da immunodeficienza acquisita. I morsi o le punture di insetti o di altri animali comunque, nella maggior parte dei casi, pur non implicando la trasmissione di una particolare malattia e pur non pericolosi di per sé, possono essere causa di reazioni spiacevoli.

Per quanto riguarda gli animali, particolare attenzione va posta nei confronti dei roditori e di altri animali selvatici quali volpi, moffette, sciacalli, procioni, scimmie, ecc. Va inoltre evitato il contatto anche con gli animali domestici nelle zone endemiche per la rabbia.

Una considerazione a parte merita la malaria. E’ una malattia tropicale grave e molto diffusa, trasmessa all’uomo da un protozoo attraverso la puntura di zanzare tra il tramonto e l’alba. Quattro specie di plasmodi sono i responsabili della malaria umana: falciparum, vivax, ovale, malariae. I sintomi della malattia sono molto vari e dipendono direttamente dal plasmodio responsabile (il più grave è quello falciparum) e dalle condizioni del soggetto. Generalmente è presente febbre a volta preceduta da brividi, mal di testa, dolori muscolari simil influenzali, non raramente anemia ed ittero. La sintomatologia può essere molto lieve ed in genere non desta apprensione. Gli episodi febbrili si ripetono a vari intervalli. Le recidive si possono verificare anche dopo dieci anni dalla infezione primaria. ll rischio di contrarre la malattia è molto variabile in relazione al paese che si visita, all’area urbana in cui si soggiorna, alla condizione dell’ambiente in cui si vive. La gravità della malattia è in relazione al plasmodio responsabile, alla resistenza del plasmodio agli antimalarici, alla precocità della diagnosi e del trattamento. Si può adottare una prevenzione meccanica ed una usando farmaci adatti.

Prevenzione meccanica. Le raccomandazioni che seguono si sono dimostrate efficaci nel prevenire il rischio di punture di zanzare e/o altri insetti e nel ridurre comunque l’insorgenza di malattie:

–          evitare di uscire dopo il tramonto e all’alba periodo in cui di solito le zanzare pungono

–          indossare abiti con maniche lunghe e pantaloni lunghi evitando i colori scuri che sembrano attrarre zanzare e mosche tse-tse

–          applicare sostanze repellenti sulla cute esposta preferibilmente a base di N, N-dietil-m-toluamide (Deet) o di dimetilftalato

–          abitare in un edificio in buono stato preferibilmente in una parte nuova della città, usare zanzariere per porte e finestre. In mancanza, la notte porte e finestre devono essere chiuse

–          usare in camera spray antizanzare o serpentine antizanzare al piretro (zampironi) e spruzzare repellenti a base di Deet su abiti e zanzariere

–          evitare di bagnarsi e di lavarsi in acque dolci potenzialmente contaminate da escrementi umani e/o animali o infestate da larve della schistosomiasi

–          evitare di camminare a piedi nudi nel fango o nelle zone paludose

–          evitare ogni contatto con animali selvatici ma anche con animali domestici non conosciuti; nessun morso di animale deve essere sottovalutato

–          controllare periodicamente il proprio corpo per la possibilità di essere stati attaccati dalle zecche

Prevenzione con farmaci. Deve essere indicata dal medico caso per caso, tenuto conto che:

–          in molti paesi è nota la resistenza all’effetto della clorochina

–          i farmaci antimalarici a volte sono controindicati

–          nei bambini piccoli e nelle donne in gravidanza sono necessarie speciali precauzioni

–          le associazioni di antimalarici con altri farmaci può essere sconsigliabile

–          l’autotrattamento deve essere riservato ai casi in cui il viaggiatore si dirige in località lontane da strutture sanitarie e deve essere limitato al tempo necessario per raggiungere un servizio sanitario per adottare il trattamento più adeguato

–          gli antimalarici possono dare effetti collaterali indesiderati

Nessun trattamento preventivo con farmaci garantisce l’eliminazione del rischio, perciò è bene ricordare che per ogni episodio febbrile, che insorge durante il viaggio o dopo, è utile sottoporsi ad esami del sangue per la ricerca di plasmodi.

Alcune categorie di viaggiatori, quali ad esempio le donne in gravidanza ed i bambini, sono a maggior rischio di gravi conseguenze nel caso contraggano la malaria. In gravidanza la malaria aumenta il rischio di prematurità, aborto, morte del neonato e della madre. In caso di gravidanza non prevista la chemioprofilassi antimalarica non va considerata una indicazione alla interruzione della gravidanza, tuttavia è più che mai necessario cercare immediatamente una consulenza medica. Piccole quantità di farmaci antimalarici passano nel latte materno, i quantitativi non sono considerati pericolosi e sono comunque insufficienti ad assicurare la protezione dall’infezione al nascituro. Pertanto in caso di necessità la chemioprofilassi deve essere eseguita al lattante con i farmaci ed i dosaggi adatti all’ età. I bambini sono ad alto rischio di contrarre la malaria e di ammalarsi in modo grave.

Molto recentemente scienziati dell’Ohio (i risultati sono stati pubblicati su “Nature”) hanno inserito nel DNA di un’anofele un gene artificiale in grado di bloccare il passaggio del plasmodio della malaria dall’intestino alla saliva. Questo gene sarebbe trasmissibile da una generazione all’altra e potrebbe diffondersi popolazione di zanzare nel giro di alcuni anni. Sarebbe un risultato eccezionale ove si consideri che la malaria provoca ogni anno tre milioni di morti.

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